"Up"... il segreto del divertimento svelato dai creatori Pete Docter e Jonas Rivera
Qual è il segreto dietro alla grandezza creativa e alla sensibilità che troviamo in UP? E quali sono i modelli cinematografici ai quali vi siete ispirati?
Pete Docter: La maggior parte dei film della Pixar riflettono le persone che li realizzano, come accade nelle forme d’arte: chi sei trapela attraverso le opere che produci. Quindi si vede Brad ne Gli Incredibili, si vede John in Cars… Lascio a voi giudicare cosa traspare di me in Up.
In ogni film Pixar sembra che vogliate abbattere delle barriere: in questo caso per esempio abbiamo un anziano che diventa un avventuriero. Quali saranno le prossime?
Jonas Rivera: potrebbe succedere qualsiasi cosa!
Pete Docter: Per noi la cosa importante è avere sempre in mente il pubblico che va al cinema, non chi il cinema lo fa. Anche noi quando siamo spettatori desideriamo provare esperienze nuove o le stesse emozioni ma in modo diverso. Noi stessi non sappiamo cosa sarà il nuovo che domani realizzeremo.
Capita a volte di incontrare persone che somiglino ai personaggi dei vostri film. Per esempio Mr Fredricksen somiglia a Spencer Tracy. Come nasce un personaggio?
PD: Sicuramente l’ispirazione arriva da altri personaggi: per esempio siamo andati spesso a casa di Jonas per incontrare il nonno, per ascoltare cosa racconta, per osservare il modo in cui parla, le sue ossa, il modo in cui si muove. Per il personaggio di Russell ci siamo ispirati a due persone, una delle quali è un ragazzino che si chiama veramente Russell, che abita in fondo alla strada e che ogni tanto entra in casa senza chiedere il permesso ed esclama “Ehi signor Docter, ti sono mancato?”
E’ vero che su 10 film realizzati alla Pixar, 5 sono nati durante l’ora di pranzo, in un lavoro “corale”?
PD: Alcune delle idee migliori nascono quando non sei seduto al tavolo di lavoro e sei rilassato, magari davanti a un hamburger, come è successo per Toy Story 2.
JR: A volte il cast tecnico di un film è formato da quasi 300 persone e ognuno contribuisce con le proprie idee.
Lei è un grande fan degli anime giapponesi, quali sono gli aspetti che la interessano di più e quali di questi influenzano il suo lavoro?
PD: Sicuramente Miyazaki è l’autore al quale mi ispiro di più: il modo in cui riesce a catturare l’essenza reale della vita, magari attraverso un comportamento, per esempio nel modo in cui un bambino mangia o nel vento che passa attraverso i campi di erba. Mi piace il modo che ha di catturare questa essenza e di stilizzarla. Miyazaki dimostra che si può tenere un pubblico incollato alla poltrona mostrando quello che succede ogni giorno.
JR: C’è una scena in Up che è una sorta di celebrazione al lavoro di questo autore. Quando la casa del signor Fredricksen prende il volo e lui dopo un po’ si siede sulla poltrona, poco prima che Russell bussi alla porta, lui si siede sulla poltrona e rimane in silenzio: c’è un rallentamento di tutto, si vedono solo le nuvole che passano dietro e questo ricorda molto il cinema di Miyazaki.
Avete voci in capitolo sul doppiaggio del film in altre lingue?
JR: Per quanto riguarda il doppiaggio in inglese, il cast viene selezionato e diretto dal regista. Per quanto riguarda il doppiaggio internazionale c’è una società della Disney che si occupa proprio di fare casting sulla base dei nostri appunti, delle nostre scelte sugli attori anglosassoni.
Che rapporto avete con l’animazione tradizionale e qual è il cartone animato che vi ha cambiato la vita?
PD: Siamo dei grandi fan dell’animazione tradizionale! Peter Pan e La carica dei 101 sono tra i miei preferiti.
JR: A 6 anni ho visto Biancaneve e i sette nani che era del 1936 e poi ogni 7 anni usciva un nuovo film… E’ un mondo che ci ha uniti fin dall’inizio. Quando sono entrato alla Pixar era già la più avanzata società nel campo dell’animazione, ma gran parte del lavoro era anche allora sulla sceneggiatura, proprio come negli anni ’30.
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