"La verità nascosta": Gelosia ossessiva
Il thriller di Andi Baiz gioca male le sue carte, e tra una toeletta di troppo, eventi surreali e momenti comici, non convince fino in fondo.
Valutazione:
Giovedì 02 febbraio 2012
Coproduzione colombiano-spagnola "La verità nascosta" è un film che pur vantando una collaborazione con un partner forte come la Fox, e quindi la sicurezza di una distribuzione capillare, non giunge comunque al pieno assolvimento delle proprie ambizioni artistiche. Probabilmente, è più corretto definirlo uno psico-thriller a metà. E certamente i clichè del genere non mancano, così come una certa tensione all'horror di Roman Polanski, e al thriller alla Alfred Hitchcock in "Rebecca" e "Notorius". Ma se dei fantasmi di Hitchcock avvertiamo la presenza attraverso manifestazioni precise e terrificanti, ne "La verità nascosta" fatichiamo a rintracciare i segni di quell'oscura presenza, che sibilla solamente, attraverso le tubature dell'acqua. La stessa acqua, che nel film è elemento rivelatore offrendo già nelle prime inquadrature la chiave risolutrice del mistero.
Il film si sviluppa seguendo il punto di vista delle due donne protagoniste Belèn (Clara Lago) e Fabiana (Martina Garcìa), e procede sviluppandosi in parallelo, diviso in due parti. La prima parte è estremamente lenta, scontata, e anche se è proprio qui che si delineano i clichè dello psico-thriller, la tensione non sale e rimane implosa. La seconda parte, invece, riscatta la prima deludente e poco accattivante, al tempo di un ritmo più concitato. Ma anche qui ci sono delle note negative. Bazin infatti, decide di giocare su molti registri, non riuscendo mai a creare l'effetto desiderato. Così, quando si deve ridere, la risata è divertita ma non è compiaciuta, e quando sale la paura il terrore non è terrificante. Il tutto è accompagnato dall'interpretazione di un triangolo di attori, che promette bene, ma che non riesce a convincere pienamente. Lo stesso attesissimo, Quim Gutierrez, nei panni di Adrian, riesce con la sua fissità facciale e le pupille sfuggenti a rendere l'ambiguità del personaggio, ma non a farlo esplodere veramente, quando solo in preda alla musica può liberare le emozioni represse. L'unica stella del film è Clara Lago. La sua interpretazione è connotata da una notevole naturalezza in scene non facili girate all'interno del bunker, dove è totalmente sola. Ma al di là questo, nel complesso "La verità nascosta" è un film che arriva solo a meta degli obiettivi preposti.
Il film si sviluppa seguendo il punto di vista delle due donne protagoniste Belèn (Clara Lago) e Fabiana (Martina Garcìa), e procede sviluppandosi in parallelo, diviso in due parti. La prima parte è estremamente lenta, scontata, e anche se è proprio qui che si delineano i clichè dello psico-thriller, la tensione non sale e rimane implosa. La seconda parte, invece, riscatta la prima deludente e poco accattivante, al tempo di un ritmo più concitato. Ma anche qui ci sono delle note negative. Bazin infatti, decide di giocare su molti registri, non riuscendo mai a creare l'effetto desiderato. Così, quando si deve ridere, la risata è divertita ma non è compiaciuta, e quando sale la paura il terrore non è terrificante. Il tutto è accompagnato dall'interpretazione di un triangolo di attori, che promette bene, ma che non riesce a convincere pienamente. Lo stesso attesissimo, Quim Gutierrez, nei panni di Adrian, riesce con la sua fissità facciale e le pupille sfuggenti a rendere l'ambiguità del personaggio, ma non a farlo esplodere veramente, quando solo in preda alla musica può liberare le emozioni represse. L'unica stella del film è Clara Lago. La sua interpretazione è connotata da una notevole naturalezza in scene non facili girate all'interno del bunker, dove è totalmente sola. Ma al di là questo, nel complesso "La verità nascosta" è un film che arriva solo a meta degli obiettivi preposti.
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