"Hesher è stato qui": Le brutte giornate possono ancora peggiorare
Accolto favorevolmente al Sundance Film Festival, Hesher è stato qui è un film insolito e difficilmente classificabile che affronta il dolore e la perdita in modo del tutto anticonvenzionale.
Valutazione:
Venerdì 03 febbraio 2012
T.J. è un adolescente che si trova a fare i conti con la morte prematura della madre e la
conseguente depressione del padre. I due vanno a vivere dalla nonna Madeleine che cerca, facendo del suo meglio, di prendersi cura di loro. In un clima familiare lacerato da una perdita, il regista Spencer Susser, cineasta tra l’indipendente e l’audace, introduce una figura di “rottura”, Hesher (un Joseph Gordon- Levitt in stato di grazia che si ispira al defunto bassista dei Metallica, Cliff Burton) un vero e proprio outsider che, con la sua presenza disturbante e stravagante, porta i personaggi a confrontarsi con loro stessi e tra di loro, costringendoli a superare il trauma del lutto.
Gli occhi attraverso cui la storia è raccontata e filtrata sono quelli di T.J.; il suo è uno sguardo che ha tutta la vitalità di un ragazzo e nel contempo la malinconia di un vuoto incolmabile. Ma quando gli stessi occhi si posano su Nicole, una commessa un po’ nerd che ha il volto di Natalie Portman, T.J. viene pervaso da un primo candido sentimento d’amore. La Portman (qui anche coproduttrice), nel vano tentativo di apparire brutta e insignificante, riesce comunque a convincere con la sua aria vacua e sperduta. L’America che ci mostra Susser in “Hesher è stato qui” è “l’altra America”, quella popolata da vite alla deriva e personaggi stravaganti che non trovano il loro posto nel mondo. Hesher è un “maledetto”, uno di quei tipi di cui si ha paura per l’aspetto (tatuaggi, capelli lunghi, stile heavy-metal) e l’atteggiamento aggressivo. Ma è proprio la sua personalità esplosiva a rimettere insieme i cocci di una famiglia altrimenti in rovina; l’angelo salvatore di Susser è dark e metallaro, ma piace proprio perché contro le convenzioni, privo di buone maniere, dissacrante e dozzinale. Il film è un affresco divertente di esistenze borderline e anche un viaggio insolito nell’elaborazione di una perdita. Ben scritto, ben diretto e ben interpretato, “Hesher è stato qui” è costruito essenzialmente attorno al suo protagonista che, pur nei suoi eccessi, riesce a svelare la propria autenticità e umanità.
Gli occhi attraverso cui la storia è raccontata e filtrata sono quelli di T.J.; il suo è uno sguardo che ha tutta la vitalità di un ragazzo e nel contempo la malinconia di un vuoto incolmabile. Ma quando gli stessi occhi si posano su Nicole, una commessa un po’ nerd che ha il volto di Natalie Portman, T.J. viene pervaso da un primo candido sentimento d’amore. La Portman (qui anche coproduttrice), nel vano tentativo di apparire brutta e insignificante, riesce comunque a convincere con la sua aria vacua e sperduta. L’America che ci mostra Susser in “Hesher è stato qui” è “l’altra America”, quella popolata da vite alla deriva e personaggi stravaganti che non trovano il loro posto nel mondo. Hesher è un “maledetto”, uno di quei tipi di cui si ha paura per l’aspetto (tatuaggi, capelli lunghi, stile heavy-metal) e l’atteggiamento aggressivo. Ma è proprio la sua personalità esplosiva a rimettere insieme i cocci di una famiglia altrimenti in rovina; l’angelo salvatore di Susser è dark e metallaro, ma piace proprio perché contro le convenzioni, privo di buone maniere, dissacrante e dozzinale. Il film è un affresco divertente di esistenze borderline e anche un viaggio insolito nell’elaborazione di una perdita. Ben scritto, ben diretto e ben interpretato, “Hesher è stato qui” è costruito essenzialmente attorno al suo protagonista che, pur nei suoi eccessi, riesce a svelare la propria autenticità e umanità.
Lascia un commento
I commenti dovranno essere approvati dalla redazione.