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Gli sfiorati

Gli sfiorati

"Gli sfiorati", intervista al cast

Mercoledì 22 febbraio 2012
Dopo aver esordito nel 2008 portando sullo schermo il romanzo di Andrea Cotti  ‘Un gioco da ragazze’ , Matteo Rovere torna a dirigere un film questa volta tratto dall’opera omonima di Sandro Veronesi, ‘Gli sfiorati’. Una storia corale con un cast d’eccezione: Claudio Santamaria, Asia Argento, Andrea Bosca, Miriam Giovanelli, Laura Paolucci e Michele Riondino.

Come è stato il rapporto tra attori e personaggi?
Andrea Bosca: Ognuno di noi ha dovuto mostrare alcune parti di sé di cui si vergognava. Per me è stata una sfida molto complessa entrare in un mondo che non ho conosciuto in prima persona che è molto confuso, caotico. Matteo ci ha aiutato a prendere da questo disordine alcuni elementi ed a ordinarli con cura: grazie a lui il film acquisisce molta dignità. Insieme abbiamo riso delle debolezze che forse possono rispecchiare quelle di molti ragazzi di oggi.
Claudio Santamaria: Il mio personaggio è marginale ma non per questo banale. Si appoggia alla figura del protagonista e a quella di Damiano, non appare mai da solo; è proprio lui però che crea la teoria degli sfiorati, una categoria indefinibile, indecifrabile secondo parametri già conosciuti, che diviene un tipo, proprio per la sua caratteristica di indefinitezza e di mutamento costante. La difficoltà per me, oltre alle orrende scarpe che indossavo, è stata calarsi in una personalità così diversa dalla mia: Bruno vive in una situazione da cui non può uscire, ha una figlia e la moglie lo ha lasciato. L’unico momento di evasione che ha è nel suo lavoro nel quale costruisce la figura di mentore nei confronti di Mete, verso il quale mantiene sempre questo ruolo di ‘fratello maggiore’.
Miriam Giovanelli: Io sono sicuramente la più ‘sfiorata’ di tutti! Questo film mi ha davvero messo alla prova: oltre a essermi dovuta trasferire completamente, il ruolo che interpreto mi ha messo davanti ad una sfida enorme. Forse è la prima volta nella mia carriera in cui sono stata ‘attrice’: la prima volta che un regista mi ha diretto e mi ha seguita nella costruzione di un personaggio. Sono ‘sfiorata’ soprattutto grazie a Matteo, che mi ha seguita passo passo. È stato veramente un viaggio pazzesco, dentro e fuori dal film.
Asia Argento: Il lavoro è stato molto difficile soprattutto all’inizio. Matteo era così esigente da farmi chiedere se fossi ancora capace di fare il mio lavoro. Non era mai soddisfatto di come veniva fuori l’interpretazione di Beatrice. Abbiamo lavorato a lungo soprattutto sulla parlantina e sulla mia voce troppo bassa e roca. Il mio personaggio è la classica ‘PR’ dei salotti romani: questi posti esistono solo a Roma, se vai a Milano non li trovi! Sono luoghi in cui la gente ama andare per mangiare, bere, chiacchierare. Ce ne sono tante di Beatrici a Roma che non vedono l’ora di raccontare tutto quello che possono a qualcuno, i loro viaggi, le loro virtù, per poi accorgersi che gli uomini non si affezionano mai a loro. Alla fine del film però, anche lei si prende la sua rivincita.

Il film riesce a suscitare molto nello spettatore. Lo avrebbe fatto anche senza la scena dell’incesto?
Laura Paolucci: Quando abbiamo scritto la sceneggiatura ci siamo accorti che questa è una grande storia sulla tentazione. Senza questo tema il film avrebbe rischiato di essere una riflessione sulle ‘famiglie allargate’. Invece abbiamo cercato di provocare nel plot un desiderio latente che aumentasse il desiderio nello spettatore a desiderare quella scena, fino a provare un senso di sollievo o di liberazione assistendovi. Nel libro è molto forte questa sensazione, e abbiamo voluto mantenerla. Volevamo mettere in crisi alcune certezze. Mete ce la mette tutta a resistere, ma alla fine cede.
Matteo Brufatto

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